SILVANO ONOFRI

Università della Tuscia

Ho iniziato lo studio microbiologico degli ambienti estremi con la mia prima spedizione in Antartide nel 1988. Dopo i primi anni pionieristici, è apparsa chiara la possibilità di usare l’Antartide come modello di ambienti extraterrestri e i microbi antartici come candidati per lo studio del possibile adattamento a condizioni extraterrestri. L’incontro, fortunato ma non casuale, con il Maestro e scopritore delle rocce viventi, Imre Friedmann, è stato lo spunto per trasferire le conoscenze ecologiche e fisiologiche sui microrganismi criptoendolitici (che vivono all’interno delle rocce) alle possibilità di sopravvivenza in condizioni spaziali e marziane. Dopo anni di esperimenti in simulazione sulla Terra dell’effetto delle radiazioni sui microrganismi antartici, ESA ha dato l’occasione di sperimentare sulla Stazione Spaziale Internazionale. Le domande scientifiche del progetto LIFE erano: può sopravvivere un microrganismo fungino a un viaggio spaziale? Può sopravvivere su Marte? Le risposte sono state positive.

Un altro campo affascinante è la possibilità di trovare indizi di vita presente o passata (biomarker) su altri corpi celesti. Per questo l’esposizione di campioni biologici in condizioni spaziali e marziane simulate sulla Stazione Spaziale ha fornito importanti contributi per interpretare i dati analitici che EXOMARS 2020, e altri lander, invieranno sulla Terra da Marte.

Faccio parte del Topical Team dell’ESA per la preparazione degli esperimenti biologici su Gateway, l’astronave internazionale che nel prossimo futuro opererà in orbita cislunare. Attualmente sto preparando esperimenti sulla Stazione Spaziale per studiare l’effetto delle radiazioni sui microfossili, per cercare tracce analoghe su Marte.

In ultimo sono responsabile del progetto scientifico ASI Vita nello spazio - Origine, Presenza, Persistenza della vita nello Spazio, dalle molecole agli estremofili, circa 3,5 milioni di Euro di investimento. Al progetto partecipano l’Istituto Nazionale di Astrofisica, il CNR, la Scuola Normale Superiore di Pisa, le Università di Padova, Roma Tor Vergata, Perugia e Napoli. I migliori scienziati italiani nei campi dell’astrofisica, dell’astrochimica e dell’astrobiologia collaboreranno nei prossimi 3 anni, e per la prima volta, per cercare risposte sui possibili scenari extraterrestri per l’origine delle molecole biologiche alla base dell’origine della vita, sui limiti fisici per l’esistenza della vita microbiologica sulla Terra e sulle atmosfere da cercare intorno agli esopianeti come biofirme della presenza di vita.

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